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La parola Villeggiatura è stata coniata dalla Serenissima

Villeggiatura dal dizionario Trecani:

s.f.|der. di villeggiare|. – il villeggiare, il trascorrere le vacanze, un periodo di riposo o di svago, in campagna, al mare o ai monti. Per estens., il periodo di tempo e il luogo stesso in cui si va o si è a villeggiare. 

La villeggiatura è una metonimia del luogo dove si trascorrono le vacanze ossia nelle ville, cosi chiamate di delizia.  Villeggiature quindi è sinonimo di “vacanza”,  si diffuse di pari passo con l’abitudine dei nobili veneziani di costruire, possedere e trascorrere i periodi estivi nelle ville di campagna, a partire dal Cinquecento. Di queste ville, costruite inizialmente nell’immediato entroterra veneziano fino a diffondersi in tutto il Veneto e in Friuli, oggi se ne contano circa quattromila. Il loro canone estetico, reso famoso soprattutto dalle opere di Andrea Palladio, è diffuso e riprodotto in tutto il mondo: le ville palladiane sono meravigliose. 

I villeggianti rinascimentali si recavano presso le residenze di campagna per controllare i lavori nelle loro grandi tenute agricole e contemporaneamente per godersi dei periodi di riposo a contatto con la natura. All’inizio erano soggiorni brevi poi si diffuse l’abitudine di fare periodi di svago ben più lunghi di mesi e il soggiorno non era solo dedicato alla cura della campagna ma anche alle feste e al divertimento.

Goldoni scrive: “Dove andate in vacanza quest’anno? Erano soliti domandarsi i personaggi delle opere teatrali dell’artista veneziano che lasciò nelle sue commedie un chiaro scorcio della vita del suo tempo. 

Verso il 1700 le vacanze erano diventate una moda ma anche un segno di netta distinzione sociale. 

Non erano vacanze itineranti ma erano proprio un cambio di residenza per un’intera stagione. Partivano con le carrozze o sui burchielli e raggiugevano la Villa di campagna; lungo il Brenta se ne susseguono una più bella dell’altra, protagoniste di feste, balli, divertimento e arrivavano artisti e ospiti di prestigio da tutta Europa. La campagna non era più qualcosa di rustico e povero ma un po’ alla volta arriva l’aristocrazia, e ridisegna l’ambiente e la società. Tra i nobili veneziani c’era poi, una sorta di competizione, ad avere la Villa di Campagna più bella sia nell’edificio che nei giardini…a noi ne giungono quattromila una più bella dell’altra.

Mentre nel 1700 si preferisce la villeggiatura nella villa di proprietà vicina dove trascorrere i mesi estivi, nell’800, invece, è l’età d’oro del turismo, inventato dagli inglesi affamati di colonialismo e si passa dalla Villa di proprietà al Gran Hotel. Nascono l’Orient Express, gli alberghi lussuosi del Lido di Venezia, gli hotel termali. Un turismo d’elite che con il Grand Tour che poteva durare mesi o anni trova la sua espressione un turismo alla scoperta di luoghi di conoscenza. 

Però la villeggiatura è stata parte anche della storia italiana dagli anni ’50 in poi a luoghi simbolo come le spiagge adriatiche, Forte dei Marmi, la Versilia, Capri…famiglie che partivano con l’auto carica per affrontare un mese di vacanza…bei tempi. 

LO SAI CHE LO SPRITZ VENEZIANO SI FA COL SELECT?

Ma la sai la sua storia. 

Select nasce dal genio dei giovani fratelli Pilla, che nel 1919 fondano la distilleria Fratelli Pilla & C. 

La società, specializzata nella produzione di liquori, si stabilisce nel Sestiere di Castello, cuore storico della Serenissima. Una scelta non casuale. I due imprenditori infatti sono desiderosi di contribuire alla rinascita economica e sociale di Venezia. È in questi anni, e precisamente il 29 maggio 1920, che i Pilla creano l’aperitivo Select, e ne registrano il nuovo marchio. 

Non a caso, Select è nato proprio nel cuore storico della città e da allora ne risulta protagonista. Unico dalla nascita, originale come la sua ricetta.

La ricetta è rimasta invariata da allora, Select si contraddistingue per la sua estrema eleganza e per il suo gusto inconfondibile che si rifà ai sapori autentici di un tempo. 

Il suo gusto unico è dovuto alla presenza di 30 diverse erbe aromatiche tra cui le radici di rabarbaro e le bacche di ginepro, che donano grande struttura e persistenza al prodotto. 

Molto intenso, complesso, grazie all’equilibrio delle note dolci degli agrumi e delle note amare di radici e cortecce.

La ricetta originale è tuttora un segreto ma il suo gusto no, è divenuto il vero aperitivo della laguna: fiero e orgoglioso delle sue origini! È trascorso un secolo da allora e ancora oggi Select è riconosciuto come una delle icone dell’aperitivo veneziano.

Ecco la ricetta originale del Select Spritz: 

7,5 cl di Prosecco

5 cl di Select

2 cl di soda o Seltz

1 oliva verde

e l’aperitivo è pronto un cicchetto e via.

LE NOCCIOLINE IN VENETO SI CHIAMANO BAGIGI PERCHÉ?

 Le noccioline in Veneto, e solo qui, si chiamano bagigi. Deriva, questo nome, dall’arabo hab-haziz, che significa buona mandorla, e che ha dato origine anche al termine babbagigi, normalmente utilizzato per indicare i tubercoli di una pianta delle Cypereaceae: il Cyperus esculentus. I bagigi, in italiano vengono comunemente chiamate arachidi, noccioline americane, scachetti o caccaetti, spagnolette, pistacchio di terra, cece di terra. Tanti nomi per un compagno ideale e pericoloso dell’aperitivo.

Le noccioline americane salate, per altro, inventate anch’esse dal veneto Obici con il suo marchio Mr Peanuts. 

C’è però una storia molto simpatica, trasmessa dalla tradizione orale a Venezia, sull’etimologia della parola ” bagigi” che, come abbiamo detto, solo in questa area hanno questo nome. 

Venezia e la Serenissima erano luogo di grandi commerci e scambi commerciali e si dice che quando arrivavano dei commercianti da altri paesi erano ben accolti purché portassero denaro e commercio; vigeva il detto “Vedemo se ne convien”. Fu così che un turco arrivato in città venne convocato a Palazzo Ducale per conoscere quali erano i suoi progetti di lavoro. Il mercante raccontò che importava questi arachidi che nessuno conosceva e che aveva un piccolo negozio a Santa Croce ma era sempre senza clientela.  Lui dimostrò molta fiducia nel suo prodotto ma gli sarebbe piaciuto venderlo in un negozio importante a san Marco dove pensava avrebbe avuto fortuna. Il turco era ricco e collaborò con la Serenissima rispondendo ad ogni domanda che gli venne posta per cui, alla fine, ottenne l’autorizzazione e creò un bel negozio a San Marco. Quando fu il momento dell’apertura non sapeva che cosa scrivere sull’insegna visto che nessuno conosceva gli arachidi per cui decise di scrivere il suo nome che era ” AL BA GIG”: Le persone cominciarono a frequentare il negozio e dicevano:” ‘ndemo da el bagig” che poi, per la classica storpiatura del parlare veneziano divenne :” Andemo dai bagigi” da qui il nome veneziano dei buonissimi arachidi che si sposano divinamente con lo Spritz.

Il carnevale di Venezia celebra le Olimpiadi

Il Carnevale di Venezia è iniziato il 31 gennaio e finisce il 17 febbraio; celebra l’anno delle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 con un’edizione speciale dedicata al tema “Olympus – Alle origini del gioco”.

Olimpia sarà la protagonista della kermesse e tutto ciò che questo nome richiama. Olimpia, infatti, è il posto dove hanno avuto luogo le prime edizioni delle Olimpiadi estive e invernali nel 776 a.C. Qui avvenne la prima cerimonia di accensione della fiamma olimpica. La fiamma fu accesa da una sacerdotessa che utilizzò una parabola per concentrare i raggi del sole e accendere il fuoco olimpico. Durante i Giochi del 1936 venne introdotta un’aggiunta di grande valore simbolico per tutte le edizioni future, il percorso della fiamma olimpica; l’ultimo tedoforo porta la fiaccola olimpica all’interno dello stadio, accendendo il braciere e dando il via alle Olimpiadi. In questo filo che lega Cortina a Olimpia la fiamma ha iniziato ad attraversare il Veneto il 18 gennaio da Peschiera del Garda, passando per Venezia il 22 gennaio e arrivando a Cortina il 26; un viaggio che unisce sport, storia e identità.

Quella di Venezia sarà una rassegna incentrata sul mito, l’arte, la storia e lo sport che hanno come centralità il gioco nelle sue molte sfaccettature quelle di festa, competizione ma anche di comunità. Piazza San Marco è il palcoscenico perfetto di questa festa. Venezia si presta al sogno, al gioco a questo regno senza tempo, dove il mito incontra la storia e le acque della laguna riflettono i gesti eterni delle antiche arene. I racconti degli dèi e degli eroi antichi si specchiano nei canali, mentre l’uomo si misura con la leggenda, trasformando la città in una moderna Olimpia diffusa, in cui sport, epica, maschera, gioco e immaginazione si fondono in un’unica, grande celebrazione.

Olympus è li dove il gioco è nato e il Carnevale 2026 è un viaggio simbolico dentro questo mito che parte dai giochi di Olimpia e attraversa la Grecia antica fino ai giochi tradizionali veneziani, allo sport moderno e all’universo olimpico di Milano-Cortina. E’ un rendere moderni i miti antichi capaci di ispirare con il loro valori intere generazioni di sportivi e non solo.

Il messaggio di Milano-Cortina 2026 veicolato anche attraverso il Carnevale di Venezia è: il gioco unisce, abbatte le barriere, ma è anche una competizione con se stessi e con gli altri. Il gioco è un mito senza tempo.

Crostoli o Galani?


I dolci del Carnevale in Veneto sono le fritole, le castagnole e i crostoli o galani.
Il mio ruolo di bambina nel fare i crostoli era trattare con la macchinetta la palla di pasta che mi passava la nonna. Agganciavo l’attrezzo al tavolo; inserivo il giusto innesto della manovella con il manico in legno, tipo quello delle corde da saltare; lei mi passava la pasta e mi diceva tirala due tre volte con i rulli larghi e poi sempre più sottili. Quasi come un mago appena la palla di pasta veniva fagocitata dalla macchina ne faceva uscire delle lunghe fasce di pasta che appoggiavo sopra una tovaglia cosparsa di farina 00 perché non si appiccicassero. Dopo aver sottoposto la pasta a gradi sempre più vicini dei rulli ne usciva una striscia sottilissima che la nonna con una piccola rondella tagliava a rettangoli, quasi tutti uguali, facendo, poi, un taglio in mezzo che era il tocco del vero crostolo. Con i ritagli facevamo i croccantini con la buccia di arancia e limone arrotolata dentro che erano deliziosi. Noi nella Sinistra Piave li chiamiamo crostoli ma si chiamano galani in veneziano, frappe, chiacchiere e molti altri nomi e sono fatti in tutto lo stivale. La ricetta dei Costoli o Galani è molto più antica di quella delle frittelle: la sua origine risale ai tempi dei Romani che facevano nella Festa di Primavera, con lo stesso impasto usato per le lasagne, preparavano dei dolci molto simili ai galani, fritti nel grasso di maiale e inzuccherati che chiamavano frictilia. In realtà c’è una differenza nello spessore e nella forma tra crostoli, veneti, tipici della terraferma, e galani, veneziani, tipici di Venezia e laguna, ma l’impasto non cambia: i galani sono più sottili e la loro forma richiama quella dei nastri; i crostoli sono grossi rettangoli con la pasta più spessa.
Ricetta:
-500gr farina
-100gr zucchero
-50gr burro
-2 uova
-un po’ vino bianco
-un pizzico di sale
-buccia di limone grattugiata
-un cucchiaio di rum o anice
-olio per friggere
-Zucchero a velo
Amalgamare in un impasto omogeneo tutti gli ingredienti, stando attenti a non creare grumi.
Stendere con il mattarello o la macchinetta della pasta, l’impasto fino ad ottenere una sfoglia sottile.
Lasciarlo un po’riposare e poi, con l’aiuto di un mattarello, rendere la sfoglia il più sottile possibile. Tagliarla a rettangoli con delle piccole incisioni al centro e friggere i crostoli di carnevale in olio ben caldo. Scolarli su carta assorbente e spolverarli con zucchero a velo.
Alberta Bellussi